Repubblica – “Burkini, imporre regole crea solo barriere”

Parlano di noi Di: Hind Lafram Date: 03/03/2019

Hind Lafram: “Burkini, sbagliato imporre regole, così si creano solo barriere”

La stilista: “Indumento sportivo, creato apposta per quell’uso. Mentre prima si andava al mare con vestiti normali, ora esiste un costume adatto, realizzato con materiali idonei: è igienico, leggero e si asciuga in fretta”

ROMA – “Perché in spiaggia rispettiamo la scelta di chi si mette in topless e garantiamo spazi ai nudisti, mentre vietiamo alle donne di andarci coperte?”. Hind Lafram, 22 anni, torinese di origine marocchina, stilista di capi d’abbigliamento e accessori per ragazze musulmane, bolla come illogica la decisione di vietare il burkini sulle spiagge francesi. Con i suoi modelli, Hind interpreta i bisogni delle donne che, pur rispettando i precetti della loro religione, vogliono essere alla moda e sono cresciute con “mentalità europea”. È fra gli animatori di un nuovo brand di lusso completamente made in Italy dedicato alle musulmane, prossimo al lancio.

Secondo i sindaci che l’hanno proibito il burkini pone problemi di sicurezza…
“Non è vero. È un indumento sportivo, creato apposta per quell’uso. Mentre prima si andava al mare con vestiti normali, ora esiste un costume adatto, realizzato con materiali idonei: è igienico, leggero e si asciuga in fretta”.

E allora perché tante polemiche?
“Perché adesso il burkini è di moda e ha generato attenzione. È come se l’avergli dato un nome avesse posto il problema. Si potrebbe verificare l’idoneità dei vari modelli o prevedere condizioni per l’uso, ma vietarlo è sbagliato”.

Perché?
“L’Europa dovrebbe dare prova della sua cultura avanzata, non di oscurantismo. In questo modo, ci si pone sullo stesso livello dei Paesi che impongono obblighi nel vestirsi. Per quale motivo lo Stato si intromette nella scelta degli indumenti? È qualcosa di personale”.

Quali conseguenze possono portare divieti di questo tipo?
“Si accrescono dubbi, paure, sospetti. Si stigmatizzano usanze prima tacitamente accettate. Si creano barriere che ostacolano l’integrazione. Il contrario esatto di quello che con il mio lavoro di stilista cerco di fare, cioè costruire ponti tra culture e garantire alle donne musulmane di trovare comfort e qualità ovunque vivano, nel rispetto della religione”.

Pensa, quindi, che ci sia differenza tra misure che impongono di tenere il volto scoperto per ragioni di ordine pubblico e il divieto di burkini?
“Certo. Sono pienamente d’accordo con gli Stati che vietano di coprire il volto per permettere il riconoscimento, ma queste ordinanze hanno sollevato una polemica stupida, basata sul nulla. È come se vietassimo alle suore di andare in spiaggia”.

Repubblica – 18/08/2016

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